Gli stili comunicativi: aggressivo, passivo e assertivo

gli stili comunicativi assertivo passivo e aggressivo

Quando si parla di assertività è necessario chiarire in primo luogo quali siano gli stili comunicativi. Tradizionalmente si parla di stile aggressivo, stile assertivo e stile passivo.

Ognuno di questi stili è caratterizzato da pensieri, emozioni, atteggiamenti e comportamenti che vedremo meglio. La parola stile tende però a mettere più enfasi sulla persona che sul suo comportamento. Per questo preferisco parlare di comportamento aggressivo, assertivo o passivo, piuttosto che generalizzare parlando di persone aggressive, assertive e passive.

Si fa riferimento anche al comportamento passivo-aggressivo e a quello manipolativo. La psicologia scientifica ha inoltre sviluppato diversi questionari e altri strumenti per valutare il tipo di comportamento interpersonale.

Stili comunicativi: definizione

Gli stili comunicativi rappresentano la gamma dei comportamenti che caratterizzano la comunicazione interpersonale sul piano verbale e non verbale. Solitamente sono tre: stile passivo, stile assertivo e stile aggressivo. Si può considerare l’aggressività come un estremo, la passività l'altro e l’assertività nel mezzo.

Si fa spesso riferimento però anche ad altri due stili di comportamento: quello passivo-aggressivo, ovvero un alternarsi di aggressività e passività e quello manipolativo.

Bisogna specificare che nessuna persona deve essere etichettata come passiva o aggressiva. Parliamo di persone con dei comportamenti che sono passivi o aggressivi. Si può ragionare su una prevalenza di comportamenti passivi o assertivi ma non si può giudicare la persona appiccicandogli sopra un’etichetta riduttiva e giudicante.

Stile passivo

La persona passiva tende a inibire le proprie emozioni (rabbia, affetto, scontentezza, gioia, amore, etc.) a causa di momenti di imbarazzo, di tensione (ansia), o di sentimenti di colpa.

Si sente spesso 'oppressa' e intimorita dagli altri e si scusa eccessivamente, anche quando non è il caso. E’ inoltre spesso depressa, ha un basso concetto di sé o si vede in balia degli altri.

Il risultato è che una persona che si comporta in maniera passiva difficilmente riesce a soddisfare un suo bisogno e/o desiderio, ad instaurare rapporti con gli altri, a dire la sua opinione o ad accettare un complimento senza sminuirlo.

Puoi considerarti passivo se:

  • Subisci gli altri
  • Hai difficoltà a fare richieste
  • Hai difficoltà nel rifiutare richieste, non riesci a dire di no
  • Hai difficoltà nel fare o accettare complimenti
  • Hai difficoltà nel comunicare agli altri ciò che pensi
  • Hai difficoltà nel comunicare agli altri i tuoi sentimenti
  • Cerchi di evitare il conflitto
  • Hai difficoltà nel prendere decisioni
  • Hai spesso paura di sbagliare
  • Dipendi dal giudizio altrui
  • Hai bisogno dell’approvazione altrui
  • Ti scusi spesso anche quando non è il caso
  • Provi disagio in presenza di persone che non conosci bene
  • Dopo aver “aggredito” una persona, ti senti in colpa
  • Stile assertivo vs stile passivo

    Se il tuo stile di comunicazione interpersonale è passivo, potrai avere difficoltà a farti ascoltare. Potrai ritrovarti spesso a farti da parte e tenere il tuo parere per te adeguandoti a quello che decidono gli altri.

    Probabilmente cerchi di evitare i conflitti. In tal modo mandi il messaggio che quello che pensi o le tue emozioni non sono importanti quanto quelli altrui. In pratica, quando adotti uno stile passivo, concedi agli altri il permesso di calpestare i tuoi bisogni e di non rispettare il tuo punto di vista.

    Facciamo un esempio: è capitato che non te la sei sentita di dire di no ad un collega che ti ha chiesto gentilmente di finire un progetto di lavoro, quando sai bene che hai già parecchio da fare e questo ti prenderà tanto di quel tempo che rischierai di sacrificare il calcetto con gli amici o, magari, anche il week end in montagna con la famiglia.

    La tua intenzione può essere quella di mantenere un clima positivo e di essere disponibile, ma dire sempre di si può anche rovinare le tue relazioni e spingere gli altri ad approfittarsi di te. Ancora peggio, può farti stare male con te stesso perché i tuoi bisogni e quelli della tua famiglia finiscono sempre in secondo piano.

    Il conflitto interiore che può nascere dal comportamento passivo può portare a, stress, risentimento, rabbia, desiderio di rifarsi sugli altri e può farti sentire una vittima.

    Stile aggressivo

    Chi adotta un comportamento aggressivo riesce spesso a realizzare i suoi desideri, ma a spese degli altri, rovinando così il suo rapporto con loro. Con più frequenza di altre persone cerca di risolvere situazioni problematiche con la violenza (verbale e fisica), mettendo così a disagio gli altri o offendendoli.

    Lascia poco spazio agli altri e tende a imporsi in continuazione, magari anche inavvertitamente. Non ammette quasi mai di avere torto. Le sue 'esplosioni' ripetute ne fanno una persona che finisce per essere evitata dagli altri e, dato il suo scarso successo sociale, una persona generalmente insoddisfatta di sé.

    Puoi considerarti aggressivo se:

    1. Vuoi che gli altri si comportino come fa piacere a te
    2. Non modifichi la tua opinione su qualcuno o qualche cosa
    3. Ti capita spesso di scegliere per gli altri senza ascoltare il parere dei diretti interessati
    4. Prevarichi, domini e manipoli
    5. Sei ostile in modo imprevedibile
    6. Non accetti di poter sbagliare
    7. Non chiedi “scusa” per un nostro eventuale errato comportamento
    8. Non ascolti gli altri mentre parlano
    9. Manchi di obiettività nell’esprimere pareri e valutazioni
    10. Non riconosci i meriti altrui
    11. Interrompi frequentemente il nostro interlocutore
    12. Giudichi gli altri e/o li critichi
    13. Usi strategie colpevolizzanti o inferiorizzanti
    14. Ti consideri il ‘migliore’
    15. Hai scarsa fiducia e stima delle persone con cui parli, siano essi figli, partner o 
colleghi

    Stile assertivo vs stile aggressivo

    Adesso considera un’altra prospettiva. Se sei aggressivo, puoi risultare come un bullo che se ne frega dei bisogni, del modo di sentirsi e delle opinioni degli altri. Puoi apparire come una persona che si sente in diritto di fare qualsiasi cosa e si sente superiore agli altri.

    Le persone che risultano aggressive umiliano ed intimidiscono gli altri; possono anche arrivare ad essere minacciose sul piano fisico e, nel peggiore dei casi, violente.

    Forse pensi che uno stile aggressivo ti faccia ottenere quello che vuoi. Questo quando è vero, però ha un costo. L’aggressività mina il rispetto e la fiducia reciproca. Gli altri possono serbarti rancore e possono imparare ad evitarti oppure ad opporsi.

    Stile passivo-aggressivo

    Il comportamento passivo-aggressivo ha iniziato a essere d’interesse della psicologia dal 1945 quando in un bollettino dell’esercito americano si parlava di ‘personalità passivo-aggressiva’ per indicare i soldati che esprimevano la loro opposizione verso figure di autorità in maniera indiretta, piuttosto che aperta.

    Una suddivisione un po’ datata (Whitman, 1954) identifica tre diversi tipi di personalità passivo-aggressive:

    • Tipo passivo-dipendente: caratterizzata da sentimenti di impotenza e indecisione che possono arrivare alla depressione. Mostra la tendenza ad aggrapparsi agli altri come un bambino dipendente nei confronti di un genitore;
    • Tipo passivo-aggressivo: mostra un’aggressività espressa in modo passivo come rimanere imbronciato, testardaggine ma anche una forma di ostruzionismo passivo che può essere, ad esempio, lavorare in maniera poco efficiente e continuare a rimandare le cose.
    • Tipo aggressivo: ha la tendenza a reagire alla frustrazione con irritabilità, sbalzi d’umore e un comportamento distruttivo. Può covare rancore per molto tempo.


      Ritornando al discorso di prima non pensare a ‘persone aggressive’ e ‘persone passive’ ma parliamo di comportamenti passivi e aggressivi. Questo ci fa uscire da discorsi tecnici e complessi, per entrare in un’area dove riusciamo a essere più pratici.

    Certo, a volte per semplicità scrivo ‘chi è aggressivo’ ma solo per evitare troppe ripetizioni e per rendere la vita più semplice a chi legge.

    Parliamo di persone poco assertive, se dobbiamo semplificare. Semplificando però generalizziamo e mettiamo etichette ed etichettare è un brutto vizio, che andrebbe evitato.

    In molti casi le persone oscillano come un elastico dal comportamento aggressivo a quello passivo. E’ normale avere un comportamento passivo in alcune situazioni e aggressivo in altre. Quello che caratterizza il comportamento veramente passivo-aggressivo è il fatto che riesce a essere sia passivo che aggressivo assieme.

    Non cadere nell’errore di considerare aggressitivà e passività come comportamenti che si escludono a vicenda, ovvero dire se è aggressivo non è passivo – e viceversa. Il comportamento passivo-aggressivo è un modo passivo di esprimere aggressività. Non ti dico di no, però mi ‘dimentico’ di farti il favore oppure te lo faccio male. Non ti dico che il tuo modo di scherzare mi offende, faccio finta di ridere e – con lo stesso finto sorriso – tiro fuori un episodio imbarazzante su di te gustandomi lo stiletto che affonda nella carne.

    Anchisi (1995) propone la differenza tra un comportamento passivo-aggressivo e aggressivo passivo:

    • Comportamento passivo-aggressivo: per indicare chi ha un comportamento prevalentemente passivo, ma ha uno stile aggressivo con chi è più debole. Ognuno di noi ha presente almeno una persona che davanti a parenti e ragazzini fa la voce grossa, ma quando è davanti a una persona autorevole che sia un superiore, un vigile o una persona a sua volta aggressiva, diventa improvvisamente passivo. Questo è il caso di chi è forte coi deboli e debole coi forti.
    • Comportamento aggressivo-passivo: per indicare chi ha invece un comportamento prevalentemente passivo ma che può diventare passivo a seguito di alcune delusioni che gli fanno crollare le certezze alla base della sua forza. Può essere il caso di una persona spavalda che, dopo aver scoperto che le persone con cui sta parlando in realtà reputano sia una nullità, si chiude in se stesso.

    Stile assertivo vs stile passivo-aggressivo

    Adesso prendi ad esempio il comportamento passivo aggressivo. Se comunichi secondo questa modalità, puoi dire di si quando in realtà vuoi dire no. Magari per poi 'dimenticarti' di fare ciò che ti avevano chiesto oppure farlo con lentezza e imprecisione.

    Puoi essere sarcastico oppure lamentarti degli altri alle loro spalle. Invece di affrontare i problemi e i conflitti direttamente, puoi esprimere la tua rabbia e il tuo disaccordo in maniera indiretta. Adottando comportamenti o atteggiamenti negativi e controproducenti.

    Forse hai sviluppato uno stile passivo-aggressivo perché potresti non essere a tuo agio a parlare apertamente dei tuoi bisogni e delle tue emozioni.

    Col tempo, il comportamento passivo aggressivo danneggia le relazioni e mina il rispetto reciproco, non ti permette di vivere le relazioni sociali spontaneamente e ti rende difficoltoso raggiungere i tuoi scopi e soddisfare i tuoi bisogni.

    Passivo-aggressivo: come comportarsi

    Con persone passivo-aggressive devi impegnarti per mantenere un comportamento assertivo. Ricordati che basta anche iniziare ad avere un comportamento non verbale o paraverbale (tono della voce) aggressivo per diventare aggressivo.

    Un punto importante è tenere a mente che non devi etichettare: sei davanti a un comportamento passivo-aggressivo e non a una persona passivo-aggressiva. Sta facendo il meglio che può con quello che ha.

    Non sarai migliore dell'altro litigando o cercando di avere ragione. Quindi tieni bene a mente il tuo fine: cosa vuoi ottenere?

    Se vuoi avere ragione ti stai comportando in maniera aggressiva e gli stai negando il diritto di avere le sue opinioni. Ricorda che un’opinione è un’opinione: non può essere falsa. Al massimo è il tuo interlocutore che non sa comunicare.

    Cosa vuoi ottenere? Ecco quella è la tua destinazione, la tua meta. Ti serve per sapere dove devi arrivare mentre attraversi un viaggio turbolento. Un amico mi ha raccontato che i piloti durante una turbolenza solitamente cercano di ‘tenere' l’aereo stabile per farla sentire meno ai passeggeri che ovviamente non la gradiscono.

    Se la turbolenza è forte e potrebbe essere pericolosa, la assecondano. Questo rende il volo molto più mosso ed è molto più spiacevole per i passeggeri. Però è più sicuro perché ti muovi assieme alla turbolenza invece che andarci contro.

    Questa è una buona metafora della comunicazione. Molti di noi non sono bravi comunicatori, sono bravi a gestire persone facili da gestire e anche li – come il nostro pilota – spesso prendono le cose di petto.

    Ma la cosa più sicura da fare in realtà, è muoversi assieme alla turbolenza e non contro per restare comodi sulla propria posizione.

    A tutti piace avere ragione ma questo porta a scontrarsi – e spesso con forza. Metti via il tuo ego e impara a badare ai fatti. Cosa vuoi ottenere e… cos’hai ottenuto alla fine?

    Stile assertivo

    Per comportamento assertivo (o affermativo) si intende un comportamento interpersonale basato sull’onesta espressione dei propri sentimenti, bisogni, preferenze, opinioni, pensieri e critiche. Questo in modo socialmente adeguato, senza prevaricare l’altro e senza imbarazzo o sentimenti di colpa.

    Ciascuno di noi ha diritto a esprimere se stesso e di sentirsi a posto quando lo fa – finché non danneggia gli altri. Imparare ad affermarsi e ad agire di propria iniziativa porta a ridurre enormemente lo stress e migliora la propria autostima.

    In psicologia comportamentale si parla di auto-efficacia più che di autostima. Sono concetti simili ma mentre l’autostima fa riferimento a concetti molto filosofici, l’auto-efficacia è la valutazione che ognuno fa delle proprie capacità.

    Quindi ogni volta che affronto e supero un problema o una discussione, mi vedo più efficace. Questo può creare un circolo virtuoso contrario a quello del comportamento passivo, ad esempio, che evitando molte situazioni inizia ad avere una bassa autostima perché ‘scappo sempre… non sono capace di fare niente’.

    La persona assertiva agisce per ottenere ciò che desidera e ritiene opportuno per sé, pur rispettando i diritti (e non necessariamente i desideri) degli altri.

    Ha poca ansia o imbarazzo nei rapporti con le altre persone, e conserva una buona opinione di sé, anche quando non riesce a raggiungere il proprio obiettivo. Non si svaluta e non mette in discussione il proprio valore, anche se ha un episodio di 'fallimento', o un insuccesso.

    Puoi considerarti assertivo se:

    1. Sai riconoscere ed esprimere le tue emozioni
    2. Sei onesto con te stesso e con gli altri
    3. Vivi le relazioni in modo aperto e disponibile
    4. Vivi rapporti paritari con gli altri
    5. Accetti il punto di vista degli altri
    6. Non giudichi
    7. Non inferiorizzi o colpevolizzi gli altri
    8. Ascolti gli altri, ma decidi in modo autonomo
    9. Sei pronto a cambiare la tua opinione (non sei rigido)
    10. Non permetti agli altri di manipolarti
    11. Non pretendi che gli altri si comportino come fa piacere a te
    12. Ricerchi la collaborazione di altre persone
    13. Ci autovaluti in modo adeguato
    14. Hai una buona stima di te stessio
    15. Hai un buon senso di autoefficacia

    Esempi di comportamento assertivo

    Il comportamento assertivo prevede di esprimere ciò che vuoi in maniera calma e chiara, rimanendo fermo sulla tua posizione, senza cedere ma senza neanche attaccare.

    Il nemico numero uno dell'assertività è l'evitamento. Prova a fare caso alle discussioni che eviti per paura o per non arrabbiarti. L'evitamento è la versione umana della risposta di fuga degli animali. Stai evitando ogni volta che parli tra te e te senza far valere la tua opinione o rinunci ad agire perché sei in ansia.

    Il nostro struzzo ci mostra la strategia di evitamento.

    Prendiamo un esempio di comportamento assertivo. Un collega con cui ti trovi male a lavorare non ti ha risposto risponde alla mail e hai paura che ti consegni la sua parte del progetto in ritardo. Magari proprio il giorno prima di quando dovrete presentare tutto quanto al vostro capo:

    Comportamento passivo

    Evitamento. Non dici nulla pensando tra te e te 'pensa te con chi mi tocca lavorare. Dovrebbe rispondermi... dovrebbe...'

    Comportamento aggressivo

    Lo affronti con aspetto aggressivo e dici: ‘Ogni volta che devo lavorare con te succede la stessa cosa. Ti mandato tre mail e non mi hai neanche risposto… mi stai evitando? L’ultima volta mi hai mandato la tua parte del lavoro 24 ore prima della riunione e io mi sono dovuto sorbire la ramanzina del capo perché si vedeva che erano stai messi assieme di fretta’

    Comportamento assertivo

    Al fine di raggiungere il tuo scopo invece di inferiorizzare e colpevolizzare il tuo collega, puoi sforzarti di esprimerti con assertività. Potresti fare leva su aspetti positivi e accordi presi in precedenza, mentre parli in prima persona. In questo caso anche il tono e il linguaggio verbale deve essere calmo e accogliente:

    ‘Mi sembrava che fossimo d’accordo riguardo alla suddivisione del lavoro. Ho visto che non mi hai risposto alle mail e non mi hai dato più notizie ma so che hai molto da fare e ho fiducia che rispetterai la tua parola sull’impegno preso. Onestamente vorrei avere almeno una settimana di tempo per rivedere e integrare il lavoro prima della riunione di fine anno’

    Nel primo esempio si finisce a discutere su chi ha ragione. Capisci che viene normale discutere se ti dico ‘ogni volta che lavoro con te è la stessa storia’ ma nessuno avrà da ridire su ‘ho fiducia che rispetterai la tua parola’ oppure ‘no sei tu che non mi rispondi alle mail’

    Ovviamente per poter avere un comportamento assertivo ‘in tempi di crisi’, bisogna aver gettato delle basi in precedenza. L’assertività va praticata infatti in tempi di pace. Nessun esercito viene mandato al fronte senza aver fatto anni di pratica in situazioni di completa sicurezza.

    Con le dovute tecniche di assertività puoi anche imparare a gestire comportamenti aggressivi o manipolatori altrui, ma è più complesso.

    Il comportamento aggressivo è mantenuto dalla difficoltà a gestire la collera e dalla convinzione 'devo avere ragione'

    Il comportamento passivo è mantenuto dal comportamento di fuga per gestire le emozioni e da aspettative morali poco realistiche 'dev'essere lui a fare il primo passo...'

    Il comportamento assertivo invece cerca di seguire la convinzione 'voglio cercare di essere padrone delle mie emozioni e cercare di raggiungere il mio obiettivo'

    Stile comunicativo manipolativo

    Il comportamento manipolativo non dev’essere visto come un tentativo malvagio e consapevole di portare le persone a fare ciò che uno vuole. Tutti si possono comportare in maniera manipolativa in alcune occasioni e dopo ne vedremo alcuni esempi. Anche tu probabilmente ne metti in pratica qualcuno, magari senza accorgertene.

    Ricordati che non è scontato che chi si comporta in maniera manipolativa ne sia consapevole!

    Ci sono diverse strategie manipolative:

    1. Il comportamento colpevolizzante
    2. Il comportamento inferiorizzante
    3. Il comportamento imprevedibile

    Questi comportamenti possono essere messi in atto con l’intenzione di manipolare l’altra persona, ma nella maggior parte dei casi servono a ridurre il disagio. Prendiamo l’esempio di una madre che ogni fine settimana ripete al figlio oramai cresciuto sai che finché non arrivi a casa io non riesco a prendere sonno‘.

    Si può qui capire l’ansia della madre ma si tratta di una manipolazione. La colpevolizzazione infatti spinge le persone a un certo comportamento per non sentirsi in colpa. La madre rende colpevole la figlia di non farla dormire.

    Se la figlia torna a casa tardi (non ha ascoltato la madre), viene ulteriormente colpevolizzata. La prossima volta nella stessa situazione, la figlia si sentirà più in colpa perché quando è fuori con le amiche penserà già a quello a cui andrà incontro al suo rientro a casa.

    Se la figlia torna presto (ascolta la madre), viene lodata come ‘brava’. Queste lodi e ringraziamenti rendono più frequente il comportamento di ascoltare la madre.

    Un esempio di comportamento inferiorizzante lo possiamo prendere dal mondo del lavoro. Il capo che si lancia in frequenti critiche ‘è possibile che sbagli sempre?’, crea un senso di inferiorità nell’altra persona. Questo provoca a sua volta una maggiore dipendenza a causa della paura di sbagliare.

    Allo stesso modo delle conseguenze di prima se fare qualcosa provoca una reazione negativa del capo, alla lunga c’è il rischio che chi viene inferiorizzato non faccia più nulla. Dopotutto, se non agisco non sbaglio.

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    Bibliografia

  • Anchisi, R., & Dessy, M. G. (1995). Non solo comunicare: teoria e pratica del comportamento assertivo. Libreria Cortina.
  • Johnson, N. J., & Klee, T. (2007). Passive-Aggressive Behavior and Leadership Styles in Organizations. Journal of Leadership & Organizational Studies, 14(2), 130–142.
  • Millon, T. (1993). Negativistic (passive-aggressive) personality disorder. Journal of Personality Disorders, 7(1), 78-85.
  • Rolla, E. (1988). Piacersi non piacere: la difficoltà di farsi capire. Società Editrice Internazionale.
  • Whitman, R. M., Trosman, H., & Koenig, R. (1954). Clinical assessment of passive-aggressive personality. AMA Archives of Neurology & Psychiatry72(5), 540-549.
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