Il comportamento non verbale

comportamento non verbale

La comunicazione non verbale è un argomento che rischia di essere associato a guru e motivatori che presentano teorie dubbie. Teorie che, per chi ci crede, permettono quasi di leggere nella mente degli altri. La comunicazione non verbale però è un aspetto molto importante della comunicazione umana.

La consapevolezza del linguaggio non verbale non è solo nel capire meglio gli altri ma anche se stessi. Ad esempio, se sei irritato potresti utilizzare un tono di voce che provoca reazioni negative negli altri. Anche senza rendertene conto.

Perché infatti spesso non siamo pienamente consapevoli del nostro comportamento non verbale.

Lo studio scientifico della comunicazione non verbale ha origine nell'etologia. L'etologia è una scienza che si occupa di studiare il comportamento degli animali. Da come si comportano gli animali si può capire molto del comportamento umano. 

Questo articolo non vuole essere una guida per dirti che cosa pensa una persona che fa un certo gesto. Vuole raccontarti che ruolo ha nella comunicazione umana e darti qualche consiglio su come esserne più consapevole.

Comunicazione non verbale: definizione

La comunicazione non verbale è la trasmissione di informazioni tramite canali visivi, uditivi e tattili senza l'uso di parole. Include i movimenti del corpo, la gestione della distanza (prossemica), i gesti, la voce (paraverbale) e l'espresione del volto (mimica).

La comunicazione non verbale include un processo di codifica e decodifica che può essere consapevole e inconsapevole.

Cos'è il linguaggio non verbale?

Prova a immaginare di urtare per sbaglio due persone uscendo dalla porta del bagno di un ristorante. Entrambe ti dicono 'non fa niente'. Ma una lo dice sorridendo e con una voce accogliente, mentre l'altra ti guarda fisso con il viso teso e una voce dura.

Stanno comunicando la stessa cosa? Ovviamente no. Stanno dicendo la stessa cosa ma il modo in cui lo dicono da un senso differente al loro messaggio. Chi sa comunicare in maniera efficace è consapevole del peso del linguaggio non verbale nel dare significato alle parole.

Quello che comunichi è più di ciò che dici a parole.

Prova a immaginare di trovarti davanti a un cane. Verosimilmente sei in grado di capire se è amichevole e vuole giocare oppure se è spaventato e aggressivo. Il primo scondinzola mentre il secondo abbaia e mostra i denti.

Il linguaggio non verbale è un comportamento osservabile delle persone che ti comunica delle informazioni. Può essere presente sia assieme a un messaggio verbale (quello che dice una persona) che senza. Prendi l'esempio di una persona in silenzio che si guarda attorno disorientata a un incrocio.

Il linguaggio non verbale è molto importante per dare un tono emotivo a ciò che viene detto. Le emozioni vengono trasmesse proprio dalla comunicazione non verbale: dal tono di voce, dalla gestualità e dall'espressione facciale. Salta subito all'occhio quando vi è un'incongruenza tra quello che viene detto a parole e il modo in cui viene detto.

Molte persone si basano su aspetti non verbali anche per scegliere se credere o meno a ciò che gli viene detto. Solitamente ci basiamo su indizi non verbali per decidere se credere no agli altri. Purtroppo la ricerca ci mostra che non siamo bravi a riconoscere quando le persone mentono.

Le percentuali medie di successo nello smascherare le bugie sono infatti attorno al 50%.

Quello che è certo è che il comportamento non verbale è più difficile da controllare rispetto alle parole. Nella maggior parte dei casi non siamo neanche consapevoli di come comunichiamo a livello non verbale.

L'effetto del comportamento non verbale è stato studiato anche dai giuristi americani in quanto si sono da tempo accorti che le giurie possono essere influenzate dal comportamento non verbale non solo degli imputati ma anche di giudici e avvocati.

Il mito della comunicazione non verbale

Un concetto caro a molti formatori e relatori è quello della percentuale del messaggio veicolata da ogni canale. Sto parlando della credenza che il non verbale comunichi il 55% di un messaggio, il paraverbale il 36% e il verbale solo il 7%.

Qualsiasi persona che si ferma a ragionarci si rende conto che non può essere preso alla lettera. Immagina un professore di matematica che fa lezione senza parlare. Dubito che i suoi alunni riuscirebbero a capire il 93% della lezione.

Anche lo stesso Mehrabian, il ricercatore che ha svolto la ricerca da cui è nato questo mito, ha ritrattato pubblicamente queste conclusioni. Quello che ha voluto precisare è che, oltre a essere solo delle stime, hanno senso solo se chi comunica sta parlando di emozioni o stati d'animo.

In altre parole, il non verbale ha più peso del verbale solo quando qualcuno di dice cosa sta provando. Se ti dice che è arrabbiato per quello che è successo al lavoro, se è felice di andare in vacanza o se cerca di convincerti che non si è offeso per quello che hai fatto.

A cosa serve linguaggio non verbale?

Da un punto di vista evoluzionistico è il vero linguaggio. Quando eravamo scimmie non parlavamo, potevamo capirci a suoni e gesti. Allo stesso modo potevamo capire alcuni comportamenti di altri animali.

Adesso comunichiamo principalmente grazie al linguaggio ma il linguaggio non verbale aiuta in diversi scopi:

  • Rinforzare o modificare quello che viene detto a parole
  • Veicolare informazioni sullo stato emotivo
  • Definire la relazione tra due persone
  • Dare feedback all'altra persona
  • Regolare i turni nella comunicazione

La cultura è importante

Non dimenticarti di considerare la cultura di provenienza delle persone. Alcuni gesti cambiano completamente significato da un paese all'altro. Per alcune culture è normale stare a delle distanze gli uni dagli altri (prossemica) che in altri paesi magari percepiscono come invasione del proprio spazio personale.

L'espressione facciale delle emozioni, invece, è uno dei pochi aspetti non verbali che la ricerca ha dimostrato che è universale. Un giapponese e un americano, però, non mostrano le emozioni in maniera identica. Questo perché hanno imparato diverse regole sociali su come mostrare o non mostrare alcune emozioni.

Tipi di comunicazione non verbale

Espressioni facciali

Le espressioni facciali sono uno dei principali e più affidabili indizi non verbali nella comunicazione. Pensa alla differenza tra una persona che sorride rispetto a una che sbadiglia. Lo psicologo Paul Ekman ha dedicato la sua vita allo studio delle espressioni facciali delle emozioni.

Ha scoperto che ci sono delle emozioni innate che vengono espresse nello stesso modo in tutto il mondo. Queste sono: felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia, disgusto e disprezzo. Molto spesso però però le persone cercano di adattare queste espressioni in base a ciò che ritengono socialmente accettabile.

espressione facciale

Espressioni di felicità, tristezza, sorpresa, paura, rabbia e disgusto.

Gesti

I gesti sono un'importante aiuto nella comunicazione. Alcuni studi mostrano come persone che usano le stesse parole per spiegare qualcosa, sono più efficaci se usano le mani invece di tenerle ferme.

I gesti possono essere utilizzati per sottolineare il messaggio verbale ma possono anche avere un loro significato. Il significato di molti gesti è relativo alla cultura di riferimento. Se hai visto 'Bastardi senza gloria' di Tarantino, forse ricordi una scena che lo illustra.

Il film è ambientato durante la seconda guerra mondiale e i protagonisti sono dei soldati ebrei che danno la caccia ai nazisti. In una scena alcuni di loro si fingono nazisti come copertura. Finché sono in un bar, però, un ufficiale nazista riconosce le uniformi e si siede a bere con loro.

Uno dei protagonisti a un certo punto ordina tre bicchieri di whisky facendo anche il gesto del numero tre. Lui è inglese ed è abituato a fare il numero tre in maniera diversa dai tedeschi. Questo dettaglio, unito al suo accento che aveva già insospettito l'ufficiale, li fa scoprire.

'Tre bicchieri di whisky, per favore'.

comunicazione non verbale

Questo gesto significa 'bene' per gli occidentali, 'cinque' per i giapponesi, 'va a quel paese' per i greci e 'uno' in Italia.

Paralinguaggio

Il paralinguaggio è la componente vocale del linguaggio composta da elementi differenti dal contenuto verbale. Come, ed esempio, intonazione, ritmo, durata, accento (tratti prosodici) e i tratti più propriamente paralinguistici come il tipo di voce e il timbro utilizzato. Tutti questi aspetti incidono sul messaggio che viene comunicato verbalmente.

Pensa a una persona che ti dice di essere arrabbiata con un tono di voce basso, calmo e scherzoso e immagina una persona che dice di non essere arrabbiata urlando. Credi di più a quello che dicono o a come lo dicono? Il tuo tono di voce, a volte, può comunicare più di quanto tu voglia dire.

MOVIMENTI DEL CORPO E POSTURA

Se è vero che i movimenti del corpo e la postura possono dare molte informazioni, è anche vero che vanno sempre letti nel contesto. La cultura popolare e molti formatori si sono dedicati a un'interpretazione eccessiva di questi indizi. Spesso partendo da loro ipotesi che non sono mai state verificate.

Stai attento a non focalizzarti troppo su alcuni movimenti come incrociare le braccia o le gambe, muovere le braccia o la testa. Interpretando troppo questi comportamenti rischi di fare errori. Inoltre finché presti attenzione a cercare di decodificare chi hai davanti, non sei presente nella comunicazione con l'altro e questo ti porterà a non capire le altre persone.

Prossemica

Prova a immaginare una persona che ti ferma per un'indicazione per strada e si mette a pochi centimetri da te. Senti alcune parti del vostro corpo che si toccano e il suo sguardo a pochi centimetri di distanza. Verosimilmente ti sposti subito indietro perché appena entra nel tuo spazio personale ti inizi a sentire a disagio.

La prossemica studia proprio questi spazi. Sono indizi importanti che vengono influenzati dalla cultura di appartenenza, dalle norme sociali, dalla familiarità tra le persone e anche da dalla loro personalità. Solitamente, gli sconosciuti stanno più lontani di chi si conosce.

Ovviamente anche il contesto ha un ruolo importante, la stessa persona che ti sta molto vicina mostrerebbe un comportamento accettato in una metropolitana all'ora di punta.

CONTATTO OCULARE

Lo sguardo gioca un ruolo di rilevo nella comunicazione non verbale. Lo sguardo ti dice dove una persona presta attenzione, ma ti da anche molte altre informazioni. Lo sguardo aiuta a regolare i turni nella comunicazione e può veicolare diverse emozioni.

Il cosiddetto 'sguardo sociale' è quello che mettiamo in atto quando parliamo con qualcuno. Prevede che ci si guardi in faccia ma che ogni tanto si distolga lo sguardo. Inoltre chi ascolta guarda di più chi parla, che a sua volta distoglie di più lo sguardo.

3 consigli per leggere il comportamento non verbale

Consiglio numero 1: leggi i gesti nel loro insieme.

Non generalizzare in base a un gesto che osservi, è uno degli errori più comuni. Il comportamento non verbale offre un insieme di indizi. Devi cercare la concordanza di indizi, letti nel suo insieme alla luce di ciò che sai della persone e del suo stato d'animo.

Hai presente quei giornalisti che prendono una frase e la tolgono dal contesto, cambiando interamente il senso dell'intervista? Capisci che se si può fare anche con le parole, col non verbale è ancora più facile stravolgere il senso di ciò che osservi.

Consiglio numero 2: osserva la coerenza

Uno dei modi in cui può essere utile osservare il comportamento non verbale è quello di capire se è coerente con il messaggio verbale. Se non è coerente, però, non lanciarti in interpretazioni fantasiose. Ti conviene dubitare solo di quanto detto a parole.

Consiglio numero 3: fai attenzione al contesto

Il comportamento non verbale dev'essere letto nel suo contesto. Una persona che è in ansia per un colloquio di lavoro, potrà mostrare degli indizi di ansia legata alla situazione che possono essere letti come insicurezza generale come persona e poca fiducia nelle proprie capacità. Una persona che se ne sta rannicchiata con le braccia conserte potrebbe avere freddo se è inverno ed è all'aperto.

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Bibliografia:

  • Borg, J. (2009). Il linguaggio del corpo. Guida all'interpretazione del linguaggio non verbale. Tecniche nuove.
  • Ekman, P., & Friesen, W. V. (2007). Giù la maschera. Come riconoscere le emozioni dall'espressione del viso. Giunti.
  • Ekman, P. (2011). I volti della menzogna. Giunti.
  • Pease, A., & Pease, B. (2008). Perché mentiamo con gli occhi e ci vergogniamo con i piedi? Bur.
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