Le strategie di coping

coping

La traduzione in italiano di coping può essere resa con ‘strategia di adattamento’. Con la parola coping si intendono l’insieme di strategie e meccanismi che le persone possono utilizzare per fronteggiare i problemi. Ad esempio, per gestire lo stress, emozioni negative, conflitti con gli altri e altre difficoltà.

Il coping prevede diverse strategie. Alcune utili, altre meno e altre ancora dannose. Delle buone strategie di coping ti possono rendere una persona resiliente. Renderti quindi resistente allo stress e alle avversità.

In questo articolo passiamo in rassegna cos’è il coping e quali sono le differenti strategie di coping.

Coping: definizione

Il significato di coping è, letteralmente, ‘fronteggiare’ dal verbo inglese ‘to cope’. In psicologia il coping identifica un’azione di gestione di una circostanza avversa o delle sue conseguenze, ad esempio, di ansia o stress. Il coping viene spesso concepito come una strategia appartenente a cinque diverse famiglie:

  1. Coping centrato sul problema

  2. Coping centrato sull’emozione

  3. Ricerca di supporto

  4. Coping centrato sul significato

  5. Evitamento

Nella traduzione italiana, purtroppo, è diventato un nome quando in inglese è un verbo e identifica meglio quindi un’azione dinamica.

Cos’è il coping

Il concetto di coping è stato introdotto dallo psicologo Richard Lazarus. La riflessione innovativa che lo ho portato a ragionare sul coping è che prima di lui nessuno poneva sufficiente enfasi sulle risorse della persona. Tutta l’attenzione era rivolta verso l’esterno.

Un modello semplicistico può vedere una persona in difficoltà come il frutto di circostanze negative. Un capo aggressivo, problemi in famiglia oppure troppo lavoro. Insomma è quello che ti capita e non quello che tu puoi fare in risposta.

Migliorando il livello di spiegazione si arriva a prendere in considerazione anche le capacità della persona di far fronte a queste situazioni. Infatti c'è chi riesce ad affrontare alcune situazioni e altri che invece vanno in crisi.

Prendiamo ad esempio la guerra, che rappresenta una delle situazioni più difficili da fronteggiare. Ci sono soldati che crollano e altri che la superano senza traumi. Questo perché sono diversi nel modo di affrontare questa situazione.

Il coping rappresenta una risorsa delle persone per far fronte alla vita. Delle strategie per adattarsi e superare piccole e grandi difficoltà. Purtroppo alcuni coping funzionano bene solo a breve termine.

Quindi alcune persone che utilizzano solo questi coping possono sopportare alcune situazioni finché in realtà peggiorano le cose.

Si distinguono due principali famiglie di coping: quella del coping centrato sull’emozione e quella del coping centrato sul problema.

Il coping centrato sull’emozione è una strategia che gestisce le emozioni negative. Ad esempio un bicchiere di vino se uno è in ansia, lo sport per scaricare lo stress ma anche evitare alcune discussioni o alcune responsabilità. Queste strategie a volte sono utili a volte rischiose.

Mantenere alcune abitudini di allenarsi per curare anche il proprio umore va bene. Diventa un problema però se fai ampio ricorso a evitare le situazioni che ti mettono in difficoltà.

In quel caso infatti eviti le conseguenze negative in termini di emozione ma a volte è come gestire una carie con gli antidolorifici. Forse non senti il dolore ma il problema rimane e, solitamente, peggiora col tempo.

Il coping centrato sul problema, invece, punta ad affrontare le cause del problema. Ad esempio definendo meglio alcuni compiti sul lavoro, negoziando la mole di lavoro o sviluppando la propria assertività. Molti di questi coping prevedono di sviluppare competenze specifiche.

Ovviamente non tutti i problemi sono gestibili da coping centrati sul problema. Se il problema è incontrollabile come una malattia terminale non si può fare niente per gestirlo.

Le strategie di coping

Prima abbiamo parlato dei due principali stili di coping, ovvero centrato sull’emozione o sul problema. Però ci sono altre strategie di coping. Sono il coping proattivo, il coping sociale e il coping centrato sul significato.

Nel coping proattivo si cerca di anticipare i problemi per poterli gestire quando si presentano. Il coping sociale prevede il supporto da parte di amici e familiari. Il coping centrato sul significato nasce dal cercare di trarre degli insegnamenti dalle avversità, ma anche dal dare un senso a una disgrazia.

Anche l’evitamento viene considerato un coping centrato sull’emozione. In molti casi però un coping di evitamento può diventare uno dei fattori che mantengono i problemi. Se io temo le discussioni col mio capo e quindi lo evito, non sviluppo le competenze per trattare con lui e continuerò ad avere paura di lui.

Delle efficaci strategie di coping sono uno degli ingredienti necessari per essere resilienti. Ricorda che l’efficacia di una strategia dipende dal contesto. Non è detto che sia sempre la strategia più complessa e centrata sul problema a essere la scelta migliore!

Coping costruttivo e disadattivo

Prima abbiamo visto i vari meccanismi del coping. Puoi però anche ragionare su coping costruttivi - un coping che funziona bene e aiuta a stare bene e coping disadattivi - un coping che può funzionare per alcuni aspetti ma fa più male che bene.

Alcuni coping centrati sull’emozione possono essere costruttivi come fare sport o disadattivi come scappare davanti alle difficoltà. Bere alcolici e mangiare in misura eccessiva sono dei coping disadattivi con cui le persone si ‘anestetizzano’. Anche l’uso di sostanze funziona allo stesso modo.

Se prendiamo il caso di difficoltà con gli altri possiamo vedere come anche i coping centrati sul problema possono essere costruttivi o disadattivi. Un coping costruttivo prevede, ad esempio, l’uso dell’assertività. Mentre un coping disadattivo potrebbe fare ricorso all’aggressività e alla violenza.

Allo stesso modo può essere utile riflettere e imparare dai propri errori. Anche riuscire a dare significato a una malattia. Auto-illudersi negando i propri errori o sottovalutare alcuni rischi per la salute, invece, può essere distruttivo.

Coping e psicologia

Quello che alcuni psicologi hanno visto è che se ci percepiamo come in grado di fronteggiare le difficoltà, reagiamo con minore stress. La reazione di stress davanti alle difficoltà è data da due valutazioni:

  1. La prima in cui valutiamo l’evento come positivo o negativo

  2. La seconda in cui valutiamo noi stessi come in grado di farvi fronte o meno

Quindi non solo disporre di un buon repertorio di coping ci aiuta a vivere meglio e ad adattarci alle difficoltà. Aiuta anche a reagire con minor stress davanti alle sfide di ogni giorno.

Prova a immaginare di essere in una riunione a presentare un progetto. Reagiresti con maggiore ansia a difenderti dalla critica di un collega che consideri più esperto di te o di uno che consideri meno esperto? Verosimilmente la tua reazione è data in buona parte dalla valutazione del contesto.

Vuoi migliorare le tue capacità di coping? Prova a ragionare sulle situazioni che ti mettono in difficoltà della tua vita e a rispondere alle seguenti domande:

  • Reagisci in maniera attiva o passiva?

  • Gestisci il problema alla base o le emozioni negative?

  • Pianifichi e fai problem-solving oppure improvvisi in base alle emozioni del momento?

  • Reagisci con ostilità oppure riesci a rimanere calmo?

  • Cerchi il supporto di altre persone?

  • Cosa stai evitando di fare? Perché? Quali aspettative hai verso ciò che dovresti fare tu? Quali aspettative hai verso come si dovrebbero comportare le altre persone coinvolte?

  • Quali abitudini costruttive stai coltivando?

  • Quali abitudini negative mantieni per gestire lo stress? Quali compaiono nei momenti di maggiore stress e difficoltà?

Approfondimento: come combattere lo stress

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Bibliografia

  • Atkinson, R. L., Hilgard, E. R., Smith, E. E., & Cornoldi, C. (2006). Introduzione alla psicologia. Piccin.
  • Lazarus, R. S., & Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer publishing company.
  • Selye, H. (1950). Stress and the general adaptation syndrome. British medical journal, 1(4667), 1383.

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